Pubblicato da: VBP | 23 luglio 2016

DAL FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

logo-mini-ok-web5L’Associazione Valle Belbo Pulita in quanto aderente comunica

PROMUOVERE I BENI COMUNI,

FERMARE IL DECRETO MADIA

Proposta per una assemblea nazionale l’11 settembre a Roma

Si sta posticipando a fine novembre l’approvazione definitiva del Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, decreto legislativo attuativo dell’art. 19 della L. 124/2015 (Legge Madia).

Evidentemente in difficoltà, e con la prospettiva – completamente aperta – di un referendum costituzionale in cui ha deciso di mettere in gioco il proprio futuro politico, si cerca di dissimulare le carte, rallentando la marcia e suggerendo aperture.

Ma la direzione è comunque tracciata: il Testo unico è, e rimane, un vero e proprio manifesto liberista, la cui finalità è quella di promuovere “la concorrenza, la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”.

Si tratta di un provvedimento che, cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria sull’acqua e i beni comuni, vuole portare fino in fondo la sciagurata scelta compiuta ventidue anni fa, con la legge Galli, di risolvere i problemi del servizio idrico non con il risanamento e la riqualificazione delle gestioni pubbliche, ma imboccando la via opposta, ossia consegnando il servizio idrico a grandi holding finanziarie, secondo il credo neoliberista, e agli interessi di un ceto politico che aspira a farsi potentato economico.

Oltre vent’anni dopo i risultati di quella scelta sono gravemente passivi per i cittadini. I pesanti aumenti tariffari solo in piccola parte sono stati utilizzati per costruire depuratori e rinnovare la rete. La massima parte sono andati a risanare i conti delle multiutilities e a distribuire dividendi agli azionisti, quasi tutti istituti finanziari.

Il referendum del 2011 chiedeva, anzi imponeva, di voltar pagina. Ma la volontà popolare, che indicava la via di un rinnovamento della politica attraverso la partecipazione dei cittadini (e dei cittadini-lavoratori delle aziende) è stata ignorata. L’esplosione delle tubature dell’acqua quasi contemporaneamente a Firenze (Publiacqua, con forte presenza di Acea tramite la controllata Acque Blu Fiorentine) e a Genova (Iren) riveste un significato quasi simbolico dell’esito delle scelte compiute dai governi della “Seconda Repubblica”.

Con l’alibi della crisi e la trappola artificialmente costruita del debito pubblico, si cerca di portare a termine la spoliazione delle comunità locali, mercificando i beni comuni, privatizzando i servizi pubblici e attaccando i diritti del mondo del lavoro.

Con questo provvedimento, si prova a chiudere il cerchio aperto dalla straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011, attaccando esplicitamente la stessa nozione di servizio pubblico locale e prefigurando l’intervento del pubblico come di supporto al mercato.

Dunque oggi si confrontano due linee: il vero cambiamento, a partire dai risultati del referendum, da una parte; il perseverare sulla via fallimentare dell’assoggettamento dei servizi pubblici locali agli interessi della finanza casinò, dall’altra.

A sostegno del necessario cambiamento di rotta in questi mesi si è progressivamente prodotta un’opposizione sociale alla legge Madia e a ciò che essa rappresenta: lo dimostrano le decine di iniziative territoriali e la raccolta di centinaia di migliaia di firme in calce alla petizione alle Camere, promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e sostenuta dalle compagini che hanno dato vita alla campagna dei Referendum Sociali.

Crediamo sia giunto il momento di fare un punto collettivo, proponendo a tutte e tutti quelli che, a diverso titolo e in tutti i territori, da anni si battono contro tutti i provvedimenti che vogliono consegnare i beni comuni ai grandi interessi finanziari, devastando i territori ed espropriando le comunità territoriali, un’assemblea nazionale di discussione collettiva sulle iniziative e le mobilitazioni da intraprendere nel prossimo autunno.

Fermare il decreto Madia vuol dire consentire alle comunità territoriali la riappropriazione sociale dei beni comuni, l’autogoverno partecipativo degli stessi, la messa in campo di una nuova economia sociale territoriale.

Fermare il decreto Madia vuol dire rispettare la volontà popolare espressa dal referendum sull’acqua, bloccare le politiche liberiste di privatizzazione, riappropriarsi della democrazia.

E’ evidente come tutto ciò incroci la scadenza del referendum confermativo sulla controriforma costituzionale del prossimo autunno. E almeno due sono le ragioni di fondo: la prima è che il combinato tra controriforma costituzionale e legge elettorale nasce proprio con l’idea di restringere gli spazi di democrazia in termini funzionali ad affermare le scelte di carattere neoliberista e classista che contraddistinguono l’attuale governo. La seconda è che non è possibile disgiungere i contenuti delle scelte sul terreno economico e sociale da quelle relative alle forme e agli assetti istituzionali. Da questo punto di vista, è evidente che, se non si vuole produrre un discorso che rischia di essere astratto sulla difesa e sull’espansione della democrazia, esso va innervato di contenuti e fatto vivere in relazione alle scelte che intervengono sulle politiche economiche e sociali, su quelle scelte che riguardano la condizione di vita concreta delle persone.

Proponiamo di vederci tutte e tutti domenica 11 settembre a Roma.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

Pubblicato da: VBP | 11 luglio 2016

RAPPORTO SUL CONVEGNO DI NEVIGLIE

Convegno Best practice aziende vitivinicole (Neviglie 9/07/2016)

La scorsa settimana, a Neviglie,  si è tenuto un convegno  sul tema: “ Sostenibilità ambientale  e best practice delle aziende  vitivinicole e dei vignaioli”.  Erano presenti  gli assessori  regionali all’ agricoltura  Giorgio Ferrero e all’ ambiente Alberto Valmaggia, Gian Carlo Scarrone e come moderatore il Dott. Umberto Gallo Orsi co-vicepresidente  di Valle Belbo Pulita, i docenti universitari  Marco De Vecchi e Vincenzo Gerbi e numerosi sindaci della valle.    ll convegno è stato  voluto dall’ associazione  “ Valle  Belbo Pulita”per focalizzare l’attenzione sull’ inquinamento della Valle Tinella.  Il presidente Gian Carlo Scarrone ha ricordato l’ impegno per anni profuso  nella difesa della Valle Belbo, sforzo  che con grande sua soddisfazione ha permesso  l’ organizzazione del convegno . Ha proseguito Scarrone:“L’inquinamento del torrente Tinella non è sostenibile se raggiunge il livello degli anni passati. Occorre prevedere la realizzazione di collettori per la raccolta delle acque reflue provenienti dalle inefficienti fosse Imoff   e avviarle negli impianti di trattamento.  La criticità è  determinata dal sistema di raccolta  e collettamento in parte inesistente nei territori  dei comuni della valle Tinella cuneese. La situazione è inadeguata allo sviluppo avvenuto delle attività produttive. I limiti di legge (D.Lgs152/2006) per scarico in fognatura sono derogabili solo se compatibili con la capacità residua del depuratore terminale. (+20% fattore K di sicurezza). Gli episodi più critici si verificano nel periodo vendemmiale, ma non solo. Non è previsto alcun obbligo per il gestore di allacciamento di scarichi da attività produttive, anzi  a fronte di motivate necessità di sanità pubblica – come nella fattispecie – esistono i presupposti  per una revoca o modifica radicale delle autorizzazioni. In attesa che arrivino i collettori ognuno di noi, Autorità regionali, Provinciali, ATO, Sindaci, singolo cittadino,  deve  fare qualcosa in più per queste magnifiche colline che i nostri avi ci hanno lasciato da custodire.  Dobbiamo cominciare ad abbandonare l’ego e usare da ora in avanti  solo il NOI. Qualunque azione facciamo  la dobbiamo fare non per noi, ma per i nostri figli e nipoti, per le generazioni che verranno”.                                                                                                                                                                            Il sindaco di Nevigie  Roberto Sarotto  ha sostenuto:” Non possiamo nascondere  l’ evidenza delle nostre criticità nella depurazione delle acque su un territorio che ha grandi possibilità, che produce vini di alta qualità conosciuta in tutto il mondo e che dobbiamo preservare incontaminato”.                                          L’assessore all’ambiente Alberto  Valmaggia  ha fatto presente che  il collettore   che tra breve si farà interesserà le  località Bricco, Pallareto  e l’ area industriale di Neive  con l’ eliminazione di fosse  Himoff  da tempo inadeguate  e convoglierà le acque  reflue nel depuratore di Santo Stefano Belb. É un primo lotto di un progetto generale da eseguire entro il 2021, che contribuirà a ridurre l’ inquinamento oltre il  20%  sull’ intera valle Tinella.                                                                                                                                                      L’assessore all’agricoltura Giorgio Ferrero, ha detto che segue da tempo le sollecitazioni ambientali di Valle Belbo Pulita e apprezza i metodi con cui l’associazione si muove. Assicura l’impegno del suo assessorato per la soluzione del problema del territorio.                                                                                                                         Il Prof. Marco De Vecchi ha rilevato che nel paesaggio i torrenti e i fiumi sono un tutt’uno e non possono essere scissi neppure solamente nel pensiero, il torrente Tinella, le  sue acque e i suoi alberi vanno tutelati al pari dei vigneti in un unico contesto.                                                                                                                           Il Prof. Vincenzo Gerbi infine ha reso edotti  i produttori sui metodi e sui vari tipi di depurazione, ha spiegato che anche con semplici azioni da eseguire con cura,  si possono ottenere risultati che aiutano a migliorare la qualità delle acque reflue.                                                                                                                       Dall’ incontro è anche emerso  che, quando  i lavori saranno  completati, rimarranno ancora criticità da affrontare  nel periodo vendemmiale, se non si affrontano in modo  collaborativo  con la responsabilità sinergica di  autorità pubbliche, gestori e produttori.

IMG-WebRitaglio dalla GAZZETTA D’ALBA  del 12/07/2016

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Incontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.Incontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.IIncontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.Incontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.Incontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.Incontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.Incontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.Incontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.Incontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.Incontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.Incontro di studio e Tavola rotonda su “Sostenibilità ambientale e best practice delle aziende vitivinicole e dei vignaioli” presso la Chiesa dei Battuti di Neviglie, sabato 9 luglio 2016 alle ore 17.00.IMG-20160709-WA0008IMG-20160709-WA0004IMG-20160709-WA0002IMG-20160709-WA0007IMG-20160709-WA0001IMG-20160709-WA0000

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“Cosa possono fare i vignaioli e i produttori vitivinicoli in attesa della realizzazione dei collettori fognari che trasportino le acque reflue ad un adeguato impianto di trattamento  pubblico o consortile”.

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Pubblicato da: VBP | 10 maggio 2016

ISPRA, IN FORTE AUMENTO I PESTICIDI NELLE ACQUE

La Repubblica – lunedì 9 maggio 2016

Ispra, aumentano i pesticidi delle acque. Fra i più diffusi c’è il glifosato

Due campioni su tre, fra quelli superficiali, contengono sostanze inquinanti. Contaminata anche una falda sotterranea su tre. Il glifosato viene ritenuto dall’Oms probabilmente cancerogeno

ROMA – Aumentano i pesticidi nei punti monitorati delle acque italiane, sia in quelle superficiali (più 20% tra il 2003 e il 2014) sia in quelle sotterranee (più 10%). Lo afferma l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nell’edizione 2016 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque, relativa al 2013-2014.

Pesticidi-Web

Secondo le analisi dell’Istituto, le acque superficiali (fiumi, laghi, torrenti) contengono pesticidi nel 64% dei 1.284 punti monitorati (nel 2012 erano il 57%), quelle sotterranee nel 32% dei 2.463 punti studiati (erano il 31% nel 2012). Un campione superficiale su cinque in Italia non è solo contaminato, ma supera anche il livello di qualità ambientale. L’inquinamento è più diffuso nella pianura padano-veneta, anche perché lì sono più frequenti i monitoraggi. Fra le sostanze rilevate più spesso c’è il glifosato, insieme al suo prodotto di decadimento, l’Ampa.

Il glifosato è al centro di una polemica scientifica da quando l’Oms lo ha dichiarato probabilmente cancerogeno a marzo dell’anno scorso. A ottobre l’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza ambientale) aveva pubblicato un nuovo dossier, definendo al contrario “improbabile” il rapporto fra questo erbicida e i tumori. L’Unione Europea dovrà decidere entro giugno se prorogare l’autorizzazione all’uso del diserbante nel territorio dell’Ue. Le discussioni della Commissione si sono sempre chiuse finora con una fumata nera.

L’Ispra ha messo insieme i risultati forniti dalle varie agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. Lo stesso Istituto ha precisato che la copertura del territorio è tutt’altro che omogenea e molti dati relativi al centro-sud non sono mai arrivati. Molise e Calabria non hanno fornito alcuna informazione, mentre per altre regioni mancano i numeri sulle acque sotterranee. Le analisi relative al glifosato e all’Ampa vengono svolti solo in Lombardia e Toscana e solo in superficie.

Anche con campionamenti così limitati, il diserbante delle controversie risulta comunque “fra i principali responsabili del superamento dei limiti di qualità ambientale” scrive l’Ispra. E’ stato ritrovato infatti nel 40% dei campioni di acqua analizzati, mentre l’Ampa arriva al 71% dei campioni.

Ispra, aumentano i pesticidi delle acque. Fra i più diffusi c'è il glifosato

A preoccupare l’Istituto è la “diffusione elevata” degli inquinanti “anche nelle acque sotterranee, con pesticidi presenti nelle falde profonde naturalmente protette da strati geologici poco permeabili”. Il 7% di questi campioni è contaminato oltre i livelli di qualità ambientale.

Se i diserbanti restano le sostanze più diffuse (anche perché vengono usati in primavera, quando piove di più), sono in aumento fungicidi e insetticidi come i neonicotinoidi, accusati della moria delle api e degli altri insetti impollinatori.

Punti

Sempre più spesso l’Ispra rileva nell’acqua la presenza di molte sostanze tossiche contemporaneamente: “Più che in passato sono state trovate miscele di sostanze contenenti anche decine di componenti diverse. Ne sono state rilevate fino a 48 in un singolo campione. La tossicità di una miscela è sempre più alta di quella dei singoli componenti” scrive l’Istituto.

L’aumento dell’inquinamento dell’acqua è in controtendenza con i dati sulle vendite dei pesticidi, che oggi vengono sparsi sui nostri campi al ritmo di 130mila tonnellate all’anno, con un calo del 12% rispetto al 2001. “In molte aree del centro-sud – spiega l’Ispra – solo con ritardo sta emergendo una contaminazione prima non rilevata”. I tempi di smaltimento di queste sostanze, inoltre, sono molto lunghi. Soprattutto nelle acque sotterranee.

Pubblicato da: VBP | 17 aprile 2016

Stranieri con VALLE BELBO PULITA mondano il Belbo

Dopo la raccolta dei rifiuti abbandonati lungo le rive delle nostre strade, promossa dal Comune di Canelli  e concordata con i Vigili del Fuoco volontari,  con quelli della Protezione Civile e  dell’associazione Valle Belbo Pulita, l’operazione si è replicata  sabato 9 Aprile lungo sulle sponde le Belbo, nel tratto che scorre nel centro cittadino.

L’iniziativa questa volta è stata  organizzata  da Valle Belbo Pulita, previa comunicazione all’assessorato all’ambiente della città di Canelli.  Ha visto l’ adesione e la partecipazione attiva di un consistente gruppo di rifugiati stranieri richiedenti asilo politico, ragazzi  ospiti a Canelli dei progetti gestiti dalla cooperativa “ Crescere Insieme”. Per loro non sono bastati i 15 gilet antinfortunistici preparati. I rifugiati  provenienti dall’Africa occidentale, dall’ Afghanistan e dall’ Ucraina,  sono in attesa del riconoscimento.  Con il presidente Gian Carlo Scarrone, la segretaria Paola Bottero  e di alcuni membri del direttivo di Valle Belbo Pulita  il gruppo è partito da viale Italia (distributore Vaccaneo) ripulendo la sponda sinistra fino all’ altezza dell’ hotel “ Grappolo d’ oro”.  Al termine dell’operazione  un mezzo dell’ ASP ha caricato una ventina di sacchi pieni di immondizia debitamente ed accuratamente differenziata.  Sono state  separate tutte le bottiglie di vetro, immesse successivamente dai volontari nelle apposite campane.  Non è stato possibile differenziare solo una minima  quantità  poiché sono stati rinvenuti  rifiuti di ogni genere, che cittadini non certamente virtuosi hanno gettato nel nostro torrente.  Dal ponte di corso Libertà, la gente  stupita ed incuriosita si è affacciata sul torrente per osservare questi ragazzi, che hanno dato una mano all’Associazione  Valle Belbo Pulita  e in particolare a Canelli  per  rendere  più decorose le sponde del Belbo, ancora troppo spesso invase da rifiuti abbandonati  da cittadini poco sensibili all’ambiente  e alla custodia della nostra Casa Comune.      Cliccare sulle foto per ingrandire

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Valle Belbo Pulita ti invita il 17 aprile ad andare a votare e votare si

Domenica 17 aprile 2016, dalle ore 7:00 alle ore 23:00, i cittadini italiani sono chiamati a votare per il “Referendum sulle trivellazioni”, ovvero la consultazione popolare che chiede l’abrogazione del comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006 sulle norme in materia ambientale.

Il referendum nazionale è stato promosso da 9 regioni italiane contro i progetti petroliferi del governo nelle acque territoriali ed è sostenuto da molte associazioni ambientaliste tra cui anche Valle Belbo Pulita e dal movimento NoTriv. Le regioni promotrici sono Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.

PiattaformaCliccare sulla foto per ingrandire

Per cosa si vota

La domanda a cui siamo chiamati a rispondere è “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Se non si vuole che le trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa vengano rinnovate, bisogna votare SÌ. Votando NO si manifesta la volontà di mantenere la normativa esistente. Il referendum popolare è valido solo se raggiunge il quorum, cioè se va a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto, secondo quanto previsto dalla Costituzione.

I giacimenti interessati sono Guendalina (Eni) e Gospo (Edison) nel mare Adriatico e il giacimento Vega (Edison) nelle acque di fronte alla città di Ragusa, in Sicilia.

Oggi, se una società petrolifera ha ottenuto una concessione può, in virtù di quella norma, estrarre fino a quando lo desideri.

In più lo smantellamento di una piattaforma è molto costoso, quindi esiste il rischio reale che se ci fosse  ancora un solo barile con la scusa che non è esaurito le piattaforme non vengano mai smantellate.

Gli idrocarburi presenti in Italia appartengono al patrimonio dello Stato, ma lo Stato dà in concessione a società private, per lo più straniere, la possibilità di sfruttare i giacimenti esistenti. Questo significa che le società private divengono proprietarie di ciò che viene estratto e possono disporne come meglio credano.

Allo Stato esse sono tenute a versare solo un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas estratto. Non tutta la quantità di petrolio e gas estratto è però soggetta a royalty.

Le società petrolifere non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50.000 tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno e godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo.

Nell’ultimo anno dalle royalty provenienti da tutti gli idrocarburi estratti sono arrivati alle casse dello Stato solo 340 milioni di euro.

Se una società vuole trivellare a più di 22,22 Km dalla costa nessuno può impedirlo legalmente, è (purtroppo) permesso dal diritto internazionale.

Con un beneficio nullo per il popolo italiano, ma sufficiente per chi vende risorse di proprietà dei cittadini

Abbiamo le ragioni per cercare di opporci a che vengano regalate le nostre proprietà, aggiungendo al danno della miserrima quota pagata, il danno del pericolo di perdite di petrolio in un mare chiuso?

Parlano di perdita di posti di lavoro, ma il referendum riguarda le concessioni, nessun posto di lavoro andrà perso, parlano di perdita di risorse energetiche, ma se queste risorse nessuno se le frega restano lì, eventualmente sfruttabili unicamente da un ente pubblico.

Senza contare che evitare di estrarre petrolio è comunque meglio: ci sono risorse energetiche più adatte, c’è un necessario risparmio energetico da attuare, c’è una risorsa da conservare per le generazioni future, c’è un ecosistema da evitare di mettere in pericolo, c’è il protocollo firmato a Parigi da mettere in atto. Infine c’è la necessità di cambiare il modo di porre il nostro stile di vita proporzionalmente alla possibilità reale per le risorse del pianeta (nostra Madre Terra) di rigenerarsi. 

Il direttivo di Valle Belbo Pulita

Cliccare sul link sotto per vedere il parere delle diocesi piemontesi

https://associazionevallebelbopulita.files.wordpress.com/2016/04/referendum-posizione-pastorale-del-lavoro.pdf

 

 

 

Pubblicato da: VBP | 19 marzo 2016

BUONA PASQUA 2016

Gli auguri da tutto il Direttivo per voi, i vostri cari, e per l’ambiente in cui viviamo, il nostro bene comune.

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Acqua. grassi , tariffe adeguate per migliorare il sistema idrico. primi commissari del governo già al lavoro grazie a “sblocca italia”

(http://italiasicura.governo.it/site/home/news/articolo1052.html#italiasicura)

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12/01/2016

“Il 15 dicembre scorso la Commissione europea, visti i gravi ritardi dell’Italia nel rispetto della direttiva comunitaria che prevede da oltre dieci anni la messa a norma dei sistemi fognari e depurativi, ha comunicato al Governo che nei prossimi mesi proporrà alla Corte di giustizia europea l’importo delle sanzioni che l’Italia dovrà pagare per non aver risolto i problemi accertati dalla sentenza di condanna del 2012 per 72 agglomerati urbani, situati principalmente nel mezzogiorno; una situazione di crisi diffusa, come è possibile verificare anche dalle informazioni che abbiamo deciso di mettere online sul nostro portale dell’acqua ( www.acqua.gov.it )”. Parte da questo recente passaggio l’analisi di Mauro Grassi, responsabile della Struttura di Palazzo Chigi #italiasicura che si occupa dello sviluppo delle infrastrutture idriche oltre al dissesto idrogeologico.

“Quindi, ha continuato Grassi, se da un lato nel 2016 cominceremo a pagare salate sanzioni, dall’altro gli investimenti necessari a scongiurare le stesse sanzioni stentano ancora a decollare. L’obiettivo è raggiungere livelli di investimento nel sistema idrico simile agli altri paesi europei, e passare dagli attuali 36 euro/abitante almeno a 50 euro/abitante per avvicinarsi agli 80/90 euro/abitante dei paesi più virtuosi del contesto europeo. D’altra parte, secondo Grassi, la sola crescita tariffaria non è sufficiente a risolvere le problematiche di sviluppo delle infrastrutture idriche; le Regioni che presentano il maggior numero di situazioni di infrazione comunitaria sulle fognature e sulla depurazione sono infatti quelle che non hanno attuato la riforma della governance del settore. Se da un lato è necessario che la tariffa cresca in alcune aree del Paese dove i costi del servizio sono storicamente troppo bassi o completamente evasi, è altrettanto importante che si arrivi alla completa attuazione della normativa sulla governance del settore idrico. E’ facile immaginare che anche triplicando le tariffe, senza un gestore efficiente, organizzato e capace di realizzare economie di scala, gli investimenti potrebbero non crescere proporzionalmente alle disponibilità finanziarie e le risorse potrebbero essere disperse in interventi troppo frammentati. Prova tangibile della incapacità di spesa, pur in presenza di risorse, sono i 3,2 miliardi di euro (2,8 miliardi di euro solo per il sud) stanziati per quasi 900 opere tra depuratori, fognature e acquedotti che non sono ancora state nemmeno avviate a gara. Il Governo, che ha messo fin dall’inizio in agenda lo sviluppo delle infrastrutture idriche, è intervenuto con lo “Sblocca Italia”, ponendosi un duplice obiettivo: risolvere il problema strutturale, fissando paletti ben definiti per la costituzione degli Enti di governo degli ambiti, e affrontare la situazione emergenziale prevedendo la possibilità di ricorrere all’azione dei Commissari di Governo per accelerare l’attuazione degli interventi, già completamente finanziati, necessari a superare le procedure di infrazione. Una scelta che ha un impatto considerevole soprattutto sugli interventi da 1,6 miliardi di euro stanziati dalla Delibera CIPE 60/2012 con l’obiettivo di superare le infrazione europee, dei quali 1,1 miliardi di euro solo per la Regione Siciliana”.

“Ad oggi, ha concluso Grassi, grazie alle scelte fatte dal Governo e inserite nello “Sblocca Italia” sono stati nominati commissari governativi per la realizzazione di fognature e impianti per la depurazione nelle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Sicilia. In particolare, in Sicilia il valore degli interventi oggi passati nella gestione del commissario è di oltre 600 milioni di euro. Con i “patti per lo sviluppo” poi, il Governo continuerà a garantire investimenti pubblici nelle situazioni ancora a rischio di sanzioni europee. Segnali chiari della volontà dell’esecutivo di raggiungere risultati concreti in tempi brevi anche nella gestione e nel miglioramento del sistema idrico, riposizionando l’Italia allo stesso livello degli altri partner europei ed evitando di dover sopportare ancora le pesanti sanzioni che a breve ci arriveranno da Bruxelles”.

 

Pubblicato da: VBP | 11 dicembre 2015

BUONE FESTE

Tanti auguri di Buone Feste a tutti i soci e simpatizzanti

Belbo-Auguri-

Pubblicato da: VBP | 7 dicembre 2015

LE FOTO FELLA MARCIA

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Stiscione----Marcia-Web

LE FOTO DELLA MARCIA PER IL CLIMA

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