f) Arch.G.Saracco

L’opinione

C’è convegno e convegno. Quello su “Il bacino del torrente Belbo tra presente e futuro” tenutosi il 28 marzo scorso a Canelli nel salone della Cr di Asti, ha trattato il tema in modo incalzante, non deludendo le attese del folto pubblico presente. Recentemente infatti il corso d’acqua è stato oggetto di persistente inquinamento con esalazioni che hanno creato apprensione e timore tra la popolazione e per la stessa salute pubblica, come ha ricordato Gian Carlo Scarrone, presidente dell’associazione
“Valle Belbo pulita” nata in tale occasione, e che in poco tempo ha raccolto oltre 800 adesioni e svolto un meritorio lavoro di informazione e stimolo per la soluzione del problema e, più in generale, per promuovere la salubrità del sistema.

Le relazioni di Giancarlo Scarrone, Claudio Riccabone, Carmen Gatti, Mariuccia Cirio, Orazio Ruffino – moderatrice Enrica Cerrato, conclusioni di Giovanni Saracco – hanno tratteggiato le caratteristiche dell’asta fluviale, la sua modesta portata media (5-6 metri cubi d’acqua al secondo)
che aumenta fino a 100 volte tanto in occasione di eventi alluvionali che hanno costellato la sua storia, da ultimo quello disastroso del 1994. Di essi sono state indagate le cause ed indicati i rimedi, a partire dalla cura del bacino imbrifero (terreni collinari e montani che convogliano nel Belbo
mediante i suoi affluenti, l’acqua meteorica di esubero), e dell’intero suo corso, per prevenire e contenere i danni e migliorare la qualità dell’acqua e dell’ecosistema, che intorno al Belbo s’è realizzato nel tempo.

E’ emerso con chiarezza, il principio che l’elevato grado di antropiz -zazione raggiunto (trasformazioni operate dall’uomo allo stato di natura dei luoghi) non deve intaccare gli equilibri ecoambientali vitali, e che vanno costantemente mantenute in efficienza le opere realizzate.

Siccome l’acqua è l’elemento costitutivo prevalente dei viventi, animali e vegetali, ed è sempre la stessa dagli albori della terra, e così sempre sarà, essa va utilizzata con riguardo e restituita al suo corso nelle migliori condizioni possibili. Alla sua depurazione a monte di Canelli, provvedono
impianti appositi, tra cui quello di S. Stefano Belbo, che, così com’è, non risulterebbe in grado di immettere nel Belbo acqua in condizioni accet -tabili; se poi ci sono, come pare, scarichi che lo baipassano, cioè finiscono direttamente nel torrente, è ancora peggio. Inoltre all’impianto di
depurazione bisogna recapitare reflui con caratteristiche note, e non è certo che ciò avvenga.

I controlli sono quindi essenziali per far sì che tutti gli scarichi vengano effettuati nella fognatura che li convoglia al depuratore, e per conoscere le caratteristiche degli stessi; di norma questo compito viene svolto da Enti e Servizi preposti, e dai Comuni stessi.

Rimarcata infine l’importanza della partecipazione dei cittadini per raggiungere l’obiettivo complessivo e duraturo di rigenerare il corso del Belbo, iniziando dall’immissione di acqua correttamente depurata, elemento essenziale per la vita in salute del torrente e del suo habitat, e
delle persone che lì abitano e lavorano.

                                                    Giovanni Saracco

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