Contatti

 Associazione Valle Belbo Pulita

<Comitato per la sensibilizzazione ambientale in valle Belbo>

sede legale  c/o  Biblioteca Civica di Canelli – via Roma n. 37 14053 Canelli

recapito posta  c/o  Gian Carlo Scarrone Via Pianezzo 14053 Canelli (AT)

tel:  0141.824273     email:   vallebelbopulita@email.it

Presidente              SCARRONE Gian Carlo       scarronetww@alice.it

Vice Pesidente      ORSI GALLO Umberto          umbertogo@gmail.com

Vice Presidente    RICCABONE Claudio             claudio.riccabone@erredbstudio.com

Segretaria              BOTTERO Paola                     paolabottero@yahoo.it

Contabile               MOSSINO  Luigi                      luigi49@alice.it 

Tesoriere                PACI  Mirella                           marinoemirella@gmail.com

Consigliere             NEGRO Alessandro                piedenegro@yahoo.it

Consigliere             GIOVINE Luigi                        giovineluigi52@gmail.com

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Responses

  1. ok molto bene speriamo che venga pulito veramente che ora fa schifo,
    cosa stanno facendo a S.Stefano Belbo ??

  2. Buona sera, sono un dipendente della SMAT S.p.A. e un abitante di Canelli. Sono uno dei due addetti al funzionamento dell’impianto di Santo Stefano Belbo; per rispondere alla domanda del Sig. Carozzo posso dire che:” a Santo Stefano Belbo stanno, anzi stiamo facendo i bagagli”.
    Dal primo di Agosto l’impianto di depurazione sarà gestito dal SISI S.r.l.; comunque a meno di un miracolo nel prossimo periodo della vendemmia si ripeterà ciò che è avvenuto l’anno passato. Non è cambiando il gestore tecnico dell’impianto che si risolve la questione di botto, bisognerebbe entrare nella testa dei signori delle industrie vinicole e far capire a loro che non possono sfruttare a loro piacimento questa valle. Sino alla vendemmia del 2004 tutti scaricavano nel fiume senza un reale trattamento dei reflui e nessuno si è mai lamentato dello stato del torrente; dopo quella data le maggiori industrie sono state collettate, hanno scaricato in fogna i loro relfui con dei limiti autorizzativi molto comodi (limiti in deroga alla legislazione vigente concessi contro il parere di chi lavorara all’impianto e ne conosceva le capacità depurative e sopratutto senza che gli organi di controllo facessero una piega) e nonostante questo l’impianto ha superato senza crisi le stagioni di vendemmia dal 2004 al 2007.
    Dal Gennaio 2008 qualcosa è cambiato, la portata in ingresso è aumentata in modo costante sino a raggiungere il il 278 % della portata degli anni precedenti, senza che fossero rilasciate nuove autorizzazioni all’allacciamento e allo scarico e senza che le attività autorizzate avessero aumentato in modo significativo il volume di refluo scaricato (questo è uno dei pochi dati certi perchè ogni attività autorizzata è monitarata mensilmente con al registrazione dei segnanti dei contatori del prelievo idrico); da dove arriva tutto quel refluo in più?
    Questa è la domanda che mese dopo mese mi è stata rivolta dagli ispettori dell’ARPA di Cuneo, che hanno praticamente preso domicilio nell’impianto di Santo Stefano Belbo e io ogni volta gli ho proposto il mio teorema: …è molto probabile che qualcuno scarichi in fognatura senza autorizzazione… Magari questo qualcuno non lo sa neppure che ci vuole un autorizzazione, in alcune realtà produttive al primo controllo ispettivo dei nostri tecnici i responsabili sono caduti dalle nuvole, pensavano che bastasse la vecchia autorizzazione comunale, peccato che non sia più valida dal 1979 e che la legge sia cambiata ben 3 volte negli ultimi 10 anni.
    Il problema di fondo dell’impianto di Santo Stefano Belbo è che non era dimensionato per la portata di liquame che gli è arrivata nell’ultimo anno e la SMAT ha fatto tutto ciò che era in suo potere per garantire il massimo del rendimento epurativo ma non ha potuto svolgere l’attività di controllo e prevenzione delgli scarichi non autorizzati perchè non ne ha il potere fuori dal suo territorio di competenza e anche chi avrebbe potuto farlo (CIDAR e Comuni del consorzio) non ne avevano i mezzi, non sapevano neppure con precisione quante e quali fossero le attività produttive insite nel territorio del consorzio.
    Ora spero che il SISI con il potere che gli è stato conferito dall’Autorità d’Ambito riesca dove nessuno è mai riuscito a fare nulla, io auguro a chi mi succederà nella gestione dell’impianto tutto il coraggio e la fortuna di cui avrà bisogno perchè per risolvere la questione si dovrà mettere le mani in un vespaio senza fine, dalle carenze strutturali dell’impianto all’ovvia opposizione che gli industriali faranno a ogni azione che servirà a tutelare la valle e il fiume ma che gli apporterà un evidente danno economico .
    Scusate lo sfogo ma dopo un anno e più di campagna mediatica che ha dipinto la ditta per cui lavoro come se fosse il demonio e la vera e sola responsabile del disastro ambientale in cui versa questa valle ho pensato che fosse arrivato il momento per far sentire la voce della bassa manovalanza che in quell’impianto ha sputato sangue, anche perchè fino ad ora hanno parlato: politici, amministratori pubblici, direttori, capitani d’industria e chi più ne ha più ne metta; con il risultato che nel più assoluto silenzio all’impianto ha ripreso ad arrivare uno scarico tossico e questa mattina anche un liquame che puzzava decisamente di gasolio.
    Abitanti di Canelli, concittadini……se nei prossimi giorni il torrente sarà nero e puzzolente vi consiglio di trovarvi un buon investigatore privato che riesca a scoprire chi è che usa le fogne come la sua discarica personale, perchè quello che questi anonimi risparmiano nello smaltimento corretto dei rifiuti lo pagheremo poi noi come collettività quando ci sarà da bonificare il letto del fiume.
    Un sincero augurio di giorni più sereni a tutti quanti.
    Alessandro Tonarelli.

  3. vorrei sapere se le betoniere possono scaricare le acque di lavaggio sul terreno a cielo aperto?

    Canelli mercoledì 3 aprile 2013
    Sig.ra buongiorno
    In risposta alla su richiesta Le rispondo No assolutamente.
    Le betoniere dopo aver scaricato il loro carico in cantiere di lavoro, possono incominciare il lavaggio della betoniera stessa, ma non possono scaricare sul suolo neppure privato.
    Non possono scaricare, ne nei rii laterali delle strade di campagna, ne nelle bocchette delle caditoie stradali, neppure nei suoli sia pubblici che privati, tanto meno nei torrenti fiumi e relativi affluenti.
    Dopo aver cominciato il lavaggio, debbono forzatamente ritornare all’impianto di betonaggio da cui provengono in origine e terminarlo scaricando i reflui della stessa in appositi impianti di sedimentazione e decantazione che l’impianto di betonaggio deve essere provvisto.
    Dopo aver seguito questo processo, le acque sedimentate e decantate possono essere scaricate in fognatura o in acque superficiali, coerentemente e nel rispetto dalla relativa autorizzazione allo scarico di cui debbono essere in possesso (altrimenti se privo di autorizzazione lo carico è comunque abusivo)
    Se la situazione che ci ha segnalato si ripete si può segnalare il caso (naturalmente dopo aver preso la targa della betoniera) all’ARPA competente territorialmente, questo nei giorni lavorativi dalle 8 del lunedì alle 12 del venerdì.
    Dal venerdì pomeriggio al lunedì mattina occorre : chiamare il 118 segnalare il caso, chiedendo di passarle il personale responsabile della reperibilità dell’ARPA.
    Molte volte è sufficiente segnalare il caso all’Arma dei Carabinieri, che sul territorio è sempre presente, molte volte un caso come questo lo risolvono Loro.
    Nella speranza di essere stato chiaro le comunico di averla inserita tra chi riceve le nostre News cosi la terremo informata su tutta la nostra attività
    Le porgo a nome del Direttivo i più cordiali saluti
    Il Presidente Gian Carlo Scarrone


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