Pubblicato da: VBP | 31 luglio 2014

I Falò …..e…le ordinanze dei Sindaci…

 ESTATE 2014

Papaveri-web

l Decreto Legge  24 giugno 2014, n. 91  “ Disposizioni urgenti per il settore agricolo e la tutela ambientale” approvato dal Consiglio dei ministri,  GU n.144 del 24-6-2014  

è  entrato in vigore il 25/06/2014,  consente nelle campagne di accendere falò per bruciare i sarmenti delle viti e le sterpaglie solo dopo che i sindaci hanno emanato le relative ordinanze. L’articolo 14 comma 8 punto b) recita:

b) all’articolo 256-bis dopo il comma 6, e’ aggiunto il seguente:

«6-bis. Le disposizioni del presente articolo e dell’articolo 256 non si applicano al materiale agricolo e forestale derivante da sfalci, potature o ripuliture in loco nel caso di combustione in loco delle stesse. Di tale materiale e’ consentita la combustione in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro nelle aree, periodi e orari individuati con apposita ordinanza del Sindaco competente per territorio. Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, la combustione di residui vegetali agricoli e forestali e’ sempre vietata.».

Gli aspetti pratici della norma saranno definiti dalle ordinanze dei Sindaci, in ogni caso chi accendo un fuoco e crea danni, in particolare a persone, cose ed animali, compresi eventuali incendi boschivi o di colture agricole altrui, ne è comunque responsabile, anche penalmente

E’ anche chiaro che il succitato punto 8 b dell’articolo 14 del DL 24 giugno 2014, n. 91 essendo una eccezione significa che è assolutamente vietato bruciare altri materiali che non siano residui di sfalci e potature  (non si può bruciare ne plastica ne altri materiali neppure ( i fili (corde) che tenevano assieme i tralci delle viti)  

La nostra associazione Valle Belbo Pulita,  si sta preoccupando,  non solo per il ritorno di questa pratica, che è stata fortemente voluta dalle associazioni sindacali degli  agricoltori. (*1) (*2)  ma perché,  come sta succedendo,  ogni sindaco fa la sua ordinanza, che potrà quindi essere diversa da un comune all’alto anche se confinanti, creando confusione tra i cittadini e gli agricoltori sia sulle modalità che sugli orari.

Le ordinanze andrebbero fatte per macro-aree, semplificando il più possibile lo svolgimento delle azioni agro-silvicole su territori con le stesse vocazioni agricole (monocultura della vite) come nella valle Belbo e  Tinella, anche omogenei come territori uniti e uniformi anche paesaggisticamente, ora inseriti come Territori Patrimonio dell’ Umanità dell’UNESCO

 

Seguiranno ancora altre nostre considerazioni  sui modi e tempi,  appena avremo visionato le varie ordinanze emesse dai Sindaci della Valle, e inizierà da parte nostra comunque  la ricerca  per trovare l’unità delle ordinanze ed eventualmente anche rivedere la legge.

Gian Carlo Scarrone

PS: La nostra associazione, Valle Belbo Pulita è a disposizione per le istituzioni che  eventualmente volessero  consultarci per eventuali suggerimenti e consigli per l’emanazione delle relative ordinanze

 

(*1) Coldiretti Piemonte:

finalmente consentita la combustione di tralci potati e sfalci sul posto giu 26th, 2014.

Dopo anni di sollecitazioni e richieste, contravvenzioni e contenziosi, finalmente si potranno eliminare i sarmenti direttamente nei vigneti. E’ un provvedimento che nell’Astigiano riguarda migliaia di viticoltori finora costretti a smaltire i cosiddetti tralci derivanti dalla potatura delle viti. Una norma contenuta in una nuova legge, fortemente sollecitata da Coldiretti Piemonte, permette la combustione controllata del materiale agricolo e forestale derivante da sfalci di potature o ripuliture, sul luogo di produzione delle stesse.

La nuova disposizione, contenuta nel pacchetto “#campolibero”, che accoglie molte delle proposte sostenute da Coldiretti, riconosce la sostanziale differenza tra le attività di gestione dei rifiuti e le consuetudinarie pratiche agricole di gestione sul luogo di produzione di piccoli quantitativi di scarti vegetali. “Con questo provvedimento – commenta Roberto Cabiale, presidente Coldiretti Asti e vice presidente di Coldiretti Piemonte – viene finalmente ricondotta a ragionevolezza la normativa che, assimilando la bruciatura del materiale di potatura o gli sfalci allo smaltimento di rifiuti su suolo agricolo, aveva reso inattuabile una pratica millenaria, peraltro spesso raccomandata quando si voglia contrastare la diffusione di pericolose malattie delle piante.

Non va inoltre trascurato il fatto che la trinciatura meccanica dei sarmenti di potatura in collina e su appezzamenti caratterizzati da elevata pendenza, può costituire un rischio rilevante per l’operatore”. “Grazie alla costante azione svolta da Coldiretti – evidenzia il direttore regionale Antonio De Concilio – si è trovato un punto di equilibrio tra necessità di prevenzione dagli incendi, lotta allo smaltimento abusivo di rifiuti e innegabile necessità del mondo agricolo di provvedere, in molte situazioni, allo smaltimento sul posto di prodotti vegetali derivanti da normali pratiche agricole. Ora appare indispensabile ed urgente che i Comuni elaborino le ordinanze per disciplinare a livello locale le corrette modalità di gestione di tali attività”.

Precisa Franco Parola Responsabile Servizio Ambiente e Territorio di Coldiretti Piemonte: “La norma dispone che è consentita la combustione in piccoli cumuli ed in quantità giornaliere non superiore a tre metri steri per ettaro nelle aree, periodi ed orari individuati con apposita ordinanza del sindaco competente per territorio. Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, la combustione di residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata”.

“Ha prevalso finalmente il buon senso – sottolinea Antonio Ciotta, direttore Coldiretti Asti -. Era a tutti evidente come i costi di smaltimento, compresi eventuali inquinamenti ambientali, potessero essere inferiori in caso di autoeliminazione in loco, rispetto alla consueta gestione dei rifiuti. Mi permetto di dire che si fa anche giustizia alla letteratura pavesiana. Un falò su una collina inquina meno che far girare un camion, ed è tutta un’altra poesia”.

 (*2)    Confagricoltura

Come più volte sollecitato da Confagricoltura era necessario ed urgente un intervento che non impedisse quello che per il settore agricolo è considerata normale pratica. Il comma 8 dell’articolo 14 del decreto legge in parola va infatti a modificare l’articolo 256-bis del decreto legislativo 152/2006 relativo alla combustione illecita di rifiuti, prevedendo che tali disposizioni “non si applicano al materiale agricolo e forestale derivante da sfalci, potature o ripuliture in loco nel caso di combustione in loco delle stesse. Di tale materiale è consentita la combustione in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro nelle aree, periodi e orari individuati con apposita ordinanza del Sindaco competente per territorio. Nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, la combustione dei residui vegetali agricoli e forestali è sempre vietata.” Ora si auspica l’impegno dei Sindaci per rendere operativa tale misura tramite l’emanazione di specifiche ordinanze.

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