Pubblicato da: VBP | 11 gennaio 2010

Nostre osservazioni al VAS del CONTRATTO DI FIUME BELBO

OSSERVAZIONI a cura di  VALLE BELBO PULITA

  

 OSSERVAZIONI

a cura del gruppo di lavoro della Associazione

 VALLE BELBO PULITA

Canelli 14 Gennaio 2010

 Valutazione Ambientale Strategica  osservazioni alla proposta

Osservazioni  Generali.

L’approvazione  e realizzazione  puntuale e convinta da parte di  tutti i soggetti, del  V.A.S.  del Contratto di Fiume Belbo, necessita della volontà  e della partecipazione attiva di tutte le comunità  della Valle del Belbo e relativi rii affluenti.

Per raggiungere il consenso sugli obbiettivi che il Contratto di Fiume propone, occorre  di basare tutto ciò che esso  presenta, sul confronto  e la negoziazione tra tutti gli attori e tutti i cittadini di tutta la Valle Belbo coinvolgendoli per  poter attivare i contenuti dei progetti di riqualificazione  ambientali e territoriali integrati e per il raggiungimento degli obbiettivi finali.

Per poter quindi ottenere il consenso e condividerne le modalità di decisione occorre il massimo coinvolgimento degli  Enti Locali, e degli altri soggetti pubblici e privati, per saper ascoltare tutte le conoscenze e le sensibilità territoriali.

Osservazioni  per raggiungere un obiettivo condiviso.

Strategicamente è importante e necessario che le comunità con caratteristiche simili ed omogenee siano raccordate in modo da creare effettivamente una sorta di “corridoio” che possa ricostituire nella valle una sorta di continuità ambientale, ecologica e geomorfologica.

 Si ritiene quindi che un processo di governo e pianificazione territoriale debba affrontare il tema della qualità dell’ecosistema fluviale nel suo complesso, comprendendo al suo interno tutti i soggetti con caratteristiche analoghe, con possibili soluzioni similari, anche delle  problematiche relative alle condizioni di qualità delle acque, alla gestione dei suoli, all’urbanizzazione delle aree di fondovalle, così come dei temi della gestione della vegetazione ripariale, delle aree golenali, dei rapporti con le aree urbanizzate perifluviali.

 Comunità simili dove occorre mitigare l’impatto sull’ecosistema acquatico ed in generale sul sistema fluviale, dovuto alla presenza delle opere di difesa rigide. A causa della diffusione di tali opere si sono accentuati i caratteri di artificiosità dell’asta fluviale, oltre che provocare scompensi nei rapporti tra acque superficiali e sotterranee.

Si intende così sottolineare l’importanza di considerare in un quadro unitario, le comunità che hanno caratteristiche simili, anche di compromissione.

 Particolarmente, per le comunità dei territori nella media Valle Belbo comprese tra S. Stefano B. (CN) e Castelnuovo Belbo (AT), è indispensabile che esse approvino e realizzino con coerenza in modo unitario e puntualmente i cronoprogrammi di realizzazione previsti dal Contratto di Fiume ed esaminati nella VAS.

 L’obbiettivo previsto di una maggiore fruibilità dell’area fluviale richiede prioritariamente un netto e consistente  miglioramento della naturalità del corso d’acqua, ad esempio con la rivalutazione della presenza della vegetazione ripariale, come elemento base per migliorare la capacità auto-depurante del Belbo

–         E’ con  la coerenza delle azioni ed i relativi conseguenti obbiettivi della pianificazione territoriale omogenea, che si risolvono i problemi.

–         E’ con la  sinergia delle azioni per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati nel Contratto di Fiume Belbo, che si può costruire qualche cosa di buono nei tempi previsti.

–         E’ con il criterio della massima compatibilità ambientale che si debbono realizzare i previsti interventi.

L’omogeneità degli attuali fondovalle succitati, da S. Stefano Belbo a  Castelnuovo Belbo, in cui le emergenze fisico-naturalistiche sono note sia per ciò che riguarda la sicurezza, che per la pessima qualità delle acque, sono ambiti che debbono necessariamente tenere conto dei rapporti con l’asta del Belbo, perché ne fanno parte integrante.

Occorre quindi coinvolgere le popolazioni, tramite i loro rappresentanti, quindi le loro associazioni, le associazioni dell’Imprese e di categoria, quindi del mondo della produzione, dei Gestori dei servizi e le associazioni ambientaliste.

 Il consenso serve quindi a raggiungere lo scopo di condividere gli obbiettivi di qualità  per gli insediamenti civile e produttivi, condividere gli obbiettivi della sicurezza idraulica e della qualità paesaggistica, legati ormai alla Buffer Zone (zona cuscinetto) e Core Zone (zona di pregio) del Progetto “I Paesaggi Vitivinicoli tipici del Sud Piemonte” candidati alla Lista UNESCO in Itinere.

 Il coinvolgimento di più soggetti che ne condividono gli obbiettivi,  faciliterà comportamenti più virtuosi degli stessi, per il raggiungimento di quanto concordato dai medesimi, e saranno di stimolo per tutti gli altri.

Occorre ottenere,la maggiore condivisione possibile degli obbiettivi e degli scopi  che si vogliono raggiungere, che a nostro avviso principalmente sono:

  1. Convincimento di tutti i soggetti della Valle Belbo, Amministrazioni Locali, Produttori, Aziende di ogni tipo, Camera di Commercio, associazioni di categoria e loro associati, cittadini e loro Associazioni, che è indifferibile e prioritario un netto  miglioramento del sistema fluviale del Belbo. Per ottenerlo occorre la collaborazione di tutti senza la quale non si ottiene nulla anzi si procederà verso un ulteriore degrado.
  2. Miglioramento del rischio Idraulico e del dissesto idrogeologico. Anche in questo caso, senza un coordinamento tra gli enti preposti e senza la collaborazione delle Comunità si ottengono solo soluzioni parziali e non risolutive.

 Solo dopo aver realizzato i due succitati punti sarà possibile pensare la realizzazione dei tre seguenti obbiettivi previsti:

a)      Miglioramento turistico di fruizione della Valle Belbo e del Belbo da parte degli abitanti della valle, nel rispetto del relativo ecosistema.

b)      Diffusione profonda e valorizzazione della cultura dell’acqua attualmente sottovalutata.

c)      Cambio della mentalità corrente dell’uso del Belbo come mezzo per eliminazione dei rifiuti, ma considerazione del Belbo come un’opportunità per tutto il territorio della Valle.

Osservazioni sulla riduzione dell’inquinamento delle acque.

Tutti i punti previsti sono comunque conformi alla reale soluzione, sono a nostro avviso  prioritari e  urgenti i seguenti.

1.1 La soluzione di tutte le problematiche relative al comprensorio fognario afferente il depuratore posto nel territorio di S. Stefano Belbo è il problema principale. E’ su questo punto che intendiamo richiamare l’attenzione di tutti i soggetti che vivono e lavorano all’interno dello spartiacque della valle del Belbo e del Tinella a monte dell’abitato di Canelli.

1.2 Al fine di garantire la diffusione di un corretto trattamento delle acque, è fondamentale un accordo ed una eventuale convenzione tra chi produce acque reflue e chi le tratta (trasporto e depurazione), anche per eliminare una sleale concorrenza tra aziende virtuose e le altre che scaricano sulle comunità i costi di loro competenza.

1.7 Sarebbe importante avviare immediatamente lo studio sul torrente Tinella, piccolo torrente  di lunghezza di 24 Km con circa 1 mc/sec di portata, che attraversando parecchi comuni importanti della Provincia di Asti e proveniente da Neive, centro con aziende vitivinicole in provincia di Cuneo e con impianto di depurazione autonomo, è un corso d’acqua di estrema criticità.

1.8 Conseguentemente a quanto esposto sopra, l’attuazione delle misure di disinquinamento previste per il torrente Tinella vanno anticipate al 2011 – 2012  e risolte almeno contemporaneamente alla soluzione finale prevista per il depuratore di S. Stefano Belbo.

1.9 La definizione pilota di un Piano di gestione delle acque meteoriche previsto solo per i comuni di Canelli, Nizza Monferrato e S. Stefano Belbo (estendibile in seguito), va subito pensato integrato con i comuni di Castagnole Lanze, Costigliole d’Asti (limitato alla fraz. Boglietto), Castiglione Tinella, Calosso, Cossano Belbo in quanto convogliano una parte sproporzionata di acque meteoriche agli impianto di depurazione, con enormi problemi di velocità di transito nel depuratore e conseguentemente una scadente depurazione, con costi energetici spropositati per la nostra società odierna che deve anche pensare al risparmio energetico.

Quanto detto vale anche per i Comuni di Incisa Scapaccino e Castelnuovo Belbo. Le acque meteoriche vanno separate e inviate in Belbo e Tinella. Occorre quindi che le citate amministrazioni, prevedano nei loro strumenti urbanistici, che i nuovi insediamenti civili e produttivi, prevedano la separazione delle acque meteoriche e progettino quindi fognature separate, per le acque reflue da inviare a depurazione e per le acque meteoriche, da inviare nei corsi d’acqua superficiali.

Anche nei rifacimenti di tratti di fognature miste occorre posare le due condotte di scarico, una per le acque reflue, una per le acque meteoriche.

Osservazioni sul riequilibrio del Bilancio Idrico.

 2.2  Negli anni  2007 – 2008  la situazione della portata idrica del Belbo in relazione ai parametri visti nelle osservazioni precedenti è stata di un drammaticità spaventosa. La portata media di 6 mc/sec alla foce nel Tanaro, se esisteva ancora, era dovuta solo agli scarichi dei vari depuratori.

Il Belbo era completamente asciutto a 4 o 5 km. a valle delle sorgenti, nel tratto che va dal ponte della strada Mombarcaro – Paroldo (CN)  fino a S. Benedetto Belbo.

Percorrendo a piedi il tratto citato e per tutto il fondovalle  6-7 km. circa fino al ponte sul Belbo nel Comune di S. Benedetto Belbo (CN)  non si è trovata più nessuna traccia di acqua, neppure stagnante. Solo a 200 – 300 metri a monte di suddetto ponte arrivava e alimentava il Belbo un ruscello laterale sinistro, con portata di 3 o 4  litri / sec.

2.3 Occorre ripensare a un riequilibrio minimo vitale di acqua per la stagione estiva con sistemi che permettano la vita del fiume e delle popolazioni, ad esempio con travaso mediante pompaggio di acqua di circa 100 mc/ora, (30-35 litri/sec) dal Tanaro al Tinella nei pressi di Neive o Castagnole Lanze, o con una serie di piccoli invasi chiusi a paratie regolabili nel tratto a monte che, opportunamente svuotati a fine agosto, possono servire anche come sistema di regolazione delle piene.

2.5 Va bene come previsto la revisione delle concessioni irrigue e la ridefinizione dei criteri per il rilascio di nuove concessioni, ma è di estrema importanza stabilire i modi con cui debbano essere     effettuati  i prelievi.

–         Certamente è indispensabile nella stagione estiva, un accordo tra le Province per il controllo dei prelievi, per far si che il minimo vitale per il corso anche rapportato ai reflui scaricati, non venga assolutamente superato.

–         Occorre organizzare rigidamente durante tutto l’arco delle 24 ore uno specifico  crono-programma di prelievo, particolarmente definito specificando:

a)  Mese/Giorno/Ora.

b)  Quantità di prelievo  ammessa per ogni ora.

c)  Per quante ore  può essere effettuare il prelievo.

Da fare rispettare rigidamente, essendo l’acqua presente solo in quella quantità e solo in quella.

Va distribuita quindi come si è fatto sempre nei tempi passati dove c’era il rispetto dell’acqua e degli altri, e come si fa tuttora in tutti i seri consorzi irrigui.

Osservazioni sulle criticità idrauliche lungo il Torrente Belbo (Punto 5, Documento integrativo, pag. 24).

 Al comma 6 ….in generale gli interventi attuati post – 1994, (“ ove correttamente mantenuti” ) e per come fra l’altro viene scritto, (“per quanto in diversi casi a stento”)  non consente la sicurezza matematica del totale deflusso dell’ondata di piena secondo quanto indicato dall’AIPO nella relazione del 17/10/2007: “Valutazione delle condizioni di sicurezza idraulica del torrente Belbo e dei tratti terminali dei due affluenti principali (rio Nizza e rio Tinella) e caratterizzazione dell’assetto morfologico ed ambientale dell’alveo inciso

Le tabelle S 4 – della Regione Piemonte  e S 5 – dell’AIPO indicano che, per realizzare una totale sicurezza nella media Valle Belbo, da S. Stefano Belbo a Castelnuovo Belbo, servirebbero ancora a monte, altre casse di espansione, in serie o in parallelo, per un totale pari o superiori a quella attuale costruita fra  i Comuni  di S. Stefano  Belbo e Canelli.

Anche se è stata realizzata in parallelo, anziché in serie, ed è stata ampliata da 1.350.000  a 1.800.000 m/cubi, e se il volume d’invaso di massima piena, può raggiunge i 2.100.000 m/cubi, a  quel punto l’acqua sta già laminando in uscita, quindi ritornando nuovamente nel Belbo.

I  numeri quindi evidenziano che le somme totali sono inferiori di circa la metà di quelli ipotizzate di 4.350.000 mc.

A nostro parere occorrerebbe riverificare la fattibilità di ulteriori previsioni di casse a monte, per non affidare al solo manufatto a monte dell’abitato di Canelli la protezione di tutta la media e bassa valle Belbo, con un tempo di ritorno degli eventi esteso a più di TR 200.

Sarebbe ottimale ove fosse possibile, oltre che sul Belbo, per un migliore e razionale controllo delle piene, ipotizzarne anche una sul rio Tinella, anche se non di capacità elevata, nei momenti di emergenza,  tutto il poco, serve. 

Una particolare attenzione va posta alla manutenzione delle sponde interne nell’alveo del torrente Belbo nei tratti a difesa rigida (muraglioni in cemento). Occorre predisporre un crono-programma per il taglio del ceduo naturale, non superiore ai 3-4 anni. Gli alberi (pioppi selvatici, salici, acacie ecc.) con le radici a stretto contatto con l’acqua, in un lustro riescono a raggiungere i 9 – 10  m. di altezza e 30-40 cm di diametro

Nel tratto dell’abitato di Canelli, si può vedere che, eccetto il tratto subito a monte e a valle del ponte di Corso Libertà (pulito annualmente dai volontari della Protezione Civile e da quelli della Associazione Valle Belbo Pulita, in sinergia con l’ente locale), nella restante parte il ceduo oggi raggiunge i 10 m. di altezza e 30-40 cm di diametro.

Infine, dopo le piene come quella dell’aprile 2009, occorre verificare se, specialmente nei centri abitati, non si siano create situazioni di emergenza, dove bisogna intervenire con un pronto intervento, come nel caso a valle del succitato ponte di Canelli, dove la piena del 2009 ha spostato la prismata antierosione ed ora le palancole sono venute alla luce e si stanno ossidando.

Inoltre occorre stabilire al più presto, in forma definitiva, le competenze, le incombenze e responsabilità di tutti i soggetti preposti ad operare sulla cassa di espansione attuata, ed eventualmente da attuare per ciò che riguarda la manutenzione ordinaria, straordinaria ed in emergenza, secondo  quanto dovrà essere previsto  dal  Piano  Intercomunale  di Protezione Civile.

Nostre richieste.

 Per quanto su esposto noi  suggeriamo che siano inseriti nella Cabina di Regia anche i Sindaci  o rappresentanti delle Amministrazioni  di Calamandrana, Incisa Scapaccino, Castelnuovo Belbo, perché sono Comunità che dal punto di vista idraulico e della canalizzazione del Belbo con opere di difesa rigide (in cemento), degli insediamenti Industriali  e della tipologia delle acque reflue, in valle Belbo, sono simili o hanno le stesse criticità da dover affrontare.

A noi pare evidente che per raggiungere armonicamente e in modo condiviso gli obbiettivi di riduzione dell’inquinamento delle acque  (di cui al punto 1.7 e 1.8 – pag. 103), occorrerebbe inserire anche un rappresentante della comunità della Valle Tinella, che presenta parecchie criticità ambientali e idrauliche.

Ora che si sta approvando il VAS del Contratto di Fiume Belbo facciamo richiesta ufficiale alle autorità competenti, Regione, Provincia e Comuni che un rappresentante di Valle Belbo Pulita, la nostra associazione, venga  inserito all’interno della Cabina di Regia, ove non fosse  possibile a pieno titolo, anche senza diritto di voto, solo per poter esprimere in quel consesso le nostre sensibilità, le nostre conoscenze ed esperienze sul problema dell’inquinamento del Belbo rilevate dai singoli in tantissimi anni di osservazione, con occhi di chi ha sempre visto l’acqua del Belbo, la natura  della nostra valle, con la pena nel cuore, quando si vedeva che il degrado continuava ad aumentare.

Il gruppo di lavoro

Scarrone Gian Carlo, Riccabone Claudio, Terzano Romano

Paci Mirella, Canton Stefania

per il gruppo il presidente

Gian Carlo Scarrone

 

 

 

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